La memoria della mimosa

Picture of Giudi

Sapevi che alcune piante hanno una memoria?

Alcune piante, come ad esempio la mimosa pudica possono ricordarsi di un avvenimento fino a 40 giorni. René Desfontaines alla fine del Settecento fu il primo ad accorgersene: delle piantine portate in carrozza per le strade ciottolate di Parigi si erano abituate alle continue oscillazioni e non chiudevano più le foglie.
Nel 2013 Stefano Mancuso e Monica Gagliano ripresero lo studio dell’argomento, dimenticato per anni.

La Mimosa pudica

La mimosa pudica è diventata famosa per una sua rara caratteristica: appena viene sottoposta ad uno stimolo esterno chiude le sue piccole foglioline e abbassa i rami più sottili.
Questa caratteristica si chiama tigmonastia ed è la stessa che permette alle foglie della Dioneae muscipula di chiudere le sue trappole per catturare gli insetti.

 

Mimosa pudica - piantina
Ecco la mia Mimosa pudica

Come venne scoperta?

Renè Desfontaines chiese ad un suo studente di portare una discreta quantità di piantine di Mimosa pudica a fare un giro in carrozza e di annotarne ogni singolo comportamento.
Le strade di Parigi all’epoca erano in pavè e le piantine avevano continue sollecitazioni.
Come previsto, inizialmente, chiusero tutte le foglioline.
Mentre il cocchiere proseguiva con il percorso senza mai fermarsi, come richiesto da Desfontaines, il suo studente notò che le piantine iniziarono gradualmente a riaprire tutte le foglioline.
Le piantine si stavano abituando ad una sollecitazione!

Questo esperimento è arrivato a noi tramite Lamarck e Candolle che lo hanno descritto in ‘Flore française

I nuovi studi

Nel 2013 la ricercatrice australiana Monica Gagliano e il ricercatore italiano Stefano Mancuso decisero di approfondire i comportamenti del mondo vegetale, tra cui la memoria.
Lo studio venne chiamato “Esperimento di Lamarck e Desfontaines” e puntava a dimostrare che le piantine di mimosa erano in grado di identificare uno stimolo a cui erano già “abituate” come non pericolosoe di distinguerlo da uno stimolo diverso (che poteva essere potenzialmente pericoloso).
Venne realizzato un macchinario che sottoponesse le piante ad una caduta di una decina di centimetri. Già dopo una decina di ripetizioni le piante si erano abituate e non chiudevano più le foglie.
Per verificare che non si trattasse di “stanchezza”, vennero immediatamente sottoposte ad uno stimolo diverso dal precedente: scuotendo i vasetti in orizzontale le piantine chiusero immediatamente le foglie.
Riuscirono quindi a dimostrare che le piante sono in grado di distinguere i diversi stimoli esterni.

La memoria epigenetica

Questo comportamento è dovuto alla memoria epigenetica: le cellule delle piante contengono una particolare sequenza di RNA che viene chiamata COOLAIR (colei che controlla i tempi della fioritura basandosi sul tempo trascorso dalla stagione fredda)
È quindi possibile che anche le sollecitazioni esterne vengano memorizzate tramite delle modifiche epigenetiche.

Mimosa pudica
Sapevi che la mimosa pudica chiude le sue foglioline durante la notte?

Per quanto tempo riescono a ricordare?

La seconda parte del espiremento prevedeva una serie di controlli nel periodo successivo per verificare quanto a lungo potessero ricordare la non-pericolosità di uno stimolo esterno.
Il risultato fu sorprendente: le piantine di mimosa pudica si ricordarono per circa 40 giorni!

Plant revolution

di Stefano Mancuso

Un libro che esplora il mondo vegetale per immaginare il futuro dell’umanità. Le piante hanno straordinarie capacità di adattamento, possono vivere in ambienti estremi, si mimetizzano per sfuggire ai predatori, si muovono senza consumare energia, producono molecole chimiche con cui manipolare il comportamento degli animali (e degli umani).

Il link è affiliato, acquistando tramite questo link sosterrai il progetto di questo blog e dei canali social collegati.

Giudi
Author: Giudi

Subscribe
Notificami
0 Commenti
Inline Feedbacks
View all comments
0
Would love your thoughts, please comment.x