Lotta biologica contro i parassiti delle piante

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Cos’è la lotta biologica

La lotta biologica è una tecnica che sfrutta i rapporti di antagonismo fra gli organismi viventi per contenere le popolazioni di quelli dannosi. Questa tecnica si è evoluta a fini agronomici ma viene ormai adottata in tutti i campi di coltivazione, anche in uso hobbistico.

Gli ecosistemi

Ogni specie vivente dipende dal suo ecosistema, dove si scatenano fenomeni viventi e non che ne regolano la popolazione. I fattori più comuni del controllo biologico sono la predazione, la competizione interspecifica e il parassitismo. Tutti questi fattori portano alla creazione di un equilibrio tra le diverse specie, evitando contemporaneamente le sovrappopolazioni e le estinzioni.
Tutto questo però non avviene nei sistemi antropizzati (ovvero creati dall’uomo).
La lotta biologica consiste nel provare a riprodurre gli equilibri di un ambiente naturale in un sistema artificiale.
Occorre sempre tenere presente che la lotta biologica non abbatte completamente la presenza di un organismo dannoso, ma ne limita la sua presenza ad un livello non dannoso.

Lotta alle zanzare

L’impiego del Bacillus thuringiensis, utilizzato spesso per la lotta alle zanzare, non andrebbe considerato come un mezzo per la lotta biologica, ma lotta chimica in quanto consiste in un intervento che si prefigge di abbattere la popolazione del fitofago indipendentemente dagli sviluppi successivi.

Coccinelle contro la cocciniglia

Uno degli esempi più diffusi è l’introduzione di una Coccinella di origine australiana (Rodolia cardinalis) per il controllo della cocciniglia cotonosa (Icerya purchasi), suo unico nutrimento in natura

I metodi della lotta biologica

La lotta biologica comprende diversi metodi a seconda dell’ambito interessato e del contesto.

Metodo propagativo

È forse il metodo che ha reso celebre la lotta biologica negli ultimi anni.
Si procede introducendo una o più specie naturalmente nemiche del fitofago che si vuole combattere. Solitamente importati dagli habitat di origine. L’obiettivo è di ambientare l’organismo introdotto riproducendo le condizioni naturali e regolando così la popolazione del parassita.
Il metodo propagativo è a tutti gli effetti il metodo più efficace nel lungo termine, ma devono essere presenti le condizioni per l’applicazione e il mantenimento della specie introdotta.
Ad esempio, la Rodolia cardinalis non è in grado di svernare in climi eccessivamente freddi durante l’inverno, quindi non sopravviverebbe a lungo nel nord Italia. Questo è anche il principale motivo per cui i tentativi su larga scala andati a buon fine sono pochi.
L’applicazione del metodo ha due differenti approcci, ancora oggi molto dibattuti dagli studiosi.
– l’introduzione di una sola specie antagonista
– l’introduzione di più specie antagoniste provenienti da aree diverse
Alcuni studiosi ritengono che l’introduzione di più specie le portasse in competizione intraspecifica a causa dell’occupazione della stessa nicchia ecologica, riducendo così l’efficacia. Altri invece sostengono che sia più efficace l’introduzione di più specie soprattutto per la capacità di adattarsi a diversi microambienti e che anche in caso di competizione alimentare non si perda l’efficacia.

Metodo inondativo

Il metodo inondativo consiste nel liberare un gran numero di esemplari di un predatore o di un parassita in modo da abbattere notevolmente la popolazione del fitofago. Questo metodo ovviamente richiede la possibilità di allevare in modo massivo grandi quantità di predatori.
Le principali critiche a questo metodo riguardano:
– L’elevato costo degli allevamenti intensivi e la loro scarsa sostenibilità.
– La possibilità di allevare specie differenti da quelle presenti in natura, meno efficaci nella lotta biologica.
– La riproduzione in larga scala incrementa la consanguineità e l’indebolimento della specie.
– L’impatto ecologico che hanno gli esemplari riprodotti in laboratorio sulla popolazione naturale.

Italia contro la mosca delle olive

Un esempio italiano di metodo inoculativo riguarda l’introduzione dell’Opius concolor, specie che in Nord Africa (suo habitat naturale) si nutre di diversi Ditteri Tetrifici. In Italia è stato introdotto per contrastare la mosca delle olive (Bactrocera oleae).

Trattamenti selettivi

Quando si parla di selettività di un prodotto insetticida/acaricida/pesticida si intende la capacità di agire nei confronti dell’avversità che si vuole combattere rispettando il più possibile gli altri organismi utili (parassitoidi, predatori e pronubi) naturalmente presenti nell’ambiente circostante.

Metodo inoculativo

È il metodo più utilizzato durante la lotta integrata. Consiste nel liberare periodicamente esemplari (autoctoni o introdotti) già presenti nell’ecosistema.
Una causa che rende sempre più spesso necessaria la reintroduzione di predatori è l’utilizzo di fitofarmaci e altri trattamenti agronomici non selettivi.
Può essere effettuato in 2 modi: tramite la liberazione di insetti provenienti da allevamenti massali o tramite la raccolta di alcuni esemplari prima di un trattamento chimico e la loro reintroduzione successiva.

Metodo protettivo

Non si tratta di un vero e proprio metodo della lotta biologica, ma è un insieme di pratiche che hanno lo scopo di preservare la popolazione di antagonisti naturali, ad esempio:
– Metodo inoculativo per sopperire la carenza di ausiliari selvatici.
– Utilizzo di trattamenti fitoiatrici ad alta selettività per ridurre l’impatto sulla microfauna utile.
– Tutela della biodiversità, soprattutto per le piante che attirano insetti utili.
La scelta di trattamenti ad alta selettività è sempre più obbligata anche da nuove leggi che negli anni stanno limitando sempre più l’utilizzo di pesticidi e insetticidi ad ampio spettro.

Perché preferire la lotta biologica

L’uso indiscriminato di fitofarmaci a largo spettro dell’ultimo secolo ne ha evidenziato le tantissime controindicazioni: l’elevata tossicità, dissesto idrogeologico a causa dell’inquinamento delle falde acquifere, incremento dei costi di produzione, incremento dei rischi sulla salute, fenomeni di resistenza ai farmaci nei parassiti, significativa riduzione delle popolazioni di insetti utili.
La lotta biologica non sarà la soluzione universale per tutti i campi di coltivazione in cui vengono ad oggi usati fitofarmaci, ma sono un ottimo punto di partenza unita all’utilizzo di insetticidi naturali e selettivi.
Presenta ovviamente anche molti limiti: ad esempio la stagionalità degli insetti antagonisti, che durante la stagione fredda possono essere meno numerosi e non essere in grado di mantenere la popolazione dannosa sotto la soglia limite; oppure, nel caso di colture all’aperto, la lotta biologica deve intervenire su scala medio-grande (almeno a livello provinciale o regionale), altrimenti il “diluirsi” delle popolazioni rilasciate vanificherà in pochissimo tempo la loro efficacia (questo non avviene in serre con rete anti-insetto, dove resta molto efficace).
Quindi anche se al giorno d’oggi se ne riconoscono i molti lati positivi, come ad esempio la maggior durata nel tempo, non è ancora possibile utilizzarla come unica soluzione, ma va ad aiutare in modo considerevole in caso di lotta integrata.

Lo stop ai pesticidi

Nel 2021 Legambiente ha pubblicato un dossier contenente i dati relativi ai pesticidi rilevati nell’ambiente e nel cibo che consumiamo.
Vi lascio qui sotto il pdf della pubblicazione originale, con tutti i report.

La lotta biologica a livello hobbistico

Anche piccoli gesti nei nostri giardini e balconi possono aiutare a favorire i meccanismi della lotta biologica.
Scegliere delle specie vegetali autoctone, lasciare delle aree erbose non sfalciate e creare siepi sono un ottimo esempio su come incentivare gli insetti utili a visitare il nostro giardino ed aiutarci con i parassiti.
Lasciar fiorire le piante erbacee del prato fornisce un’ottima fonte di polline e nettare nei periodi di scarsità di prede e alcune particolari strutture floreali di siepi e arbusti possono fornire riparo in caso di temporali o di svernamento.
Utilizzando prodotti fitosanitari selettivi possiamo evitare di uccidere anche gli insetti utili e creare dei rifugi e delle aree dedicate alla loro alimentazione li porterà a restare e riprodursi in quell’area.
Anche la pacciamatura di terreni e aiuole con le foglie secce può essere un valido aiuto durante la stagione fredda: coccinelle e piccoli anfibi preferiscono svernare nella lettiera di foglie.
Da non sottovalutare anche la presenza di siepi, aiuole e parchi nelle città, che creano delle vere e proprie autostrade per lo spostamento degli insetti

Giudi
Author: Giudi

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